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Vanity Fair n. 2/2012 del 18/01/2012


Io, trans, “rovinata” dalle tue canzoni. “Credevo alle cose che cantavi”. La vita le ha fatto capire che forse si sbagliava. E adesso ha una richiesta.

Cara Mina, HO 50 anni, benestante, di bella presenza, sola. Sola per paura, sola perché troppo pensante in questo mondo in cui le donne che usano il cervello sono schivate come la peste. Certo, a volte la solitudine è un bene di lusso, come essere sereni e tranquilli. Non intendo rinunciare a questi grandi privilegi, ma osservo le persone e ogni tanto mi prende una leggera tristezza, non riesco a trovare compagnie adeguate per una chiaccherata, una bella risata. Mi capisce? Grazie

Quadretto catastrofico… Non credo affatto che non ci sia possibilità, per una persona “pensante”, di trovare un giusto interlocutore. Non è vero che le donne che usano il cervello sono schivate come la peste. Ci mancherebbe altro… Direi piuttosto che sono cercate come l’oro. Non far caso a chi ha vicino un involucro bello e vuoto, lo so, sono tanti. Ma sono molti di più quelli che vogliono una compagna intelligente, raziocinante, sveglia. Non so in che ambiente tu ti stia aggirando. So per certo che le “perle”, se hai il cuore per vederle, si trovano dovunque. Basta avere la reale voglia di riconoscerle e la sensibilità per mettersi in gioco. Non è, mia cara, una risposta falsamente consolatoria, ma è esattamente quello che penso. Auguri.




Sai, Lady Gaga ti imita

Voglio segnalarti un video in cui Lady Gaga canta la canzone “White Christmas” imitando esplicitamente te. Basta cercare su Youtube. Al di là dell'hobby che ha Gaga di giocare alle “dive”, penso che il fatto che ti abbia imitata voglia dire che ti considera Numero 1. Io lo trovo bello (sono fan di entrambe), tu cosa ne pensi? Laila

Cosa ne penso? Penso che mi farebbe molto piacere se il riferimento che immagini fosse vero. E penso che mi farebbe piacere anche il contrario. Lady Gaga fa cose molto interessanti, e cose tremende. Forse sta proprio lì, la sua forza. Ciao Laila, un bacio.




Sognavo il tuo funerale

Mi sono trasferito in Germania e ascolto con il mio piccolo Francesco molti tuoi album. Ed è appunto di musica che vorrei parlassi di più nella tua rubrica. Insomma, una Mina meno opinionista (che brutto termine) e più esperta di note? P.S. Quando ero un adolescente brufoloso, immaginavo spesso di venirti a trovare al tuo funerale. I miei amici, napoletani come me, dicevano: “ Povera Mina, sai che corna starà facendo?”. Un abbraccio da Colonia
 Stefano

Ma Stefano, che immaginazione sinistra hai? Ci sarebbe materiale per intervistare uno psichiatra o almeno un esperto de “La smorfia”. Io non riesco a interpretare quello che pensavi quando eri adolescente. Una domanda: adesso come immagini il nostro incontro? Al mio funerale o al tuo? Scherzo, non avere paura. Ti mando un bacio doppiamente apotropaico.




Senza nascondermi

Adorabile Greta Garbo misteriosa, sono Franka, transessuale. Con le tue canzoni mi hai “rovinato” la vita: credevo a tutte le cose che cantavi, ma l’esistenza mi ha fatto sperimentare cose diverse. Ti ho vista la prima volta a Bari con Giorgio Gaber. L’anno dopo eri sempre a Bari in un locale sul mare e mi hai regalato una tua foto con autografo, che poi mi hanno rubato. In seguito ho cambiato tanti luoghi, con solitudine e sofferenza, affrontando il mondo senza nascondermi. Anche se questa libertà si paga. Ma ho sempre incontrato amici pazzi di te. Fred del New Jersey ha nel suo salone di parrucchiere le tue gigantografie, in Turchia, Nino sa le tue canzoni a memoria. Io vorrei da te solo una foto con dedica, come quella che mi hanno rubato. Grazie

Dolce Franka, eccomi qui. Ho già provveduto a inviarti la foto all’indirizzo che ho tralasciato di riportare sul giornale. Spero che ti arrivi. Tre giorni fa ho mandato per la terza volta una lettera a una persona che non ha mai ricevuto niente e, addirittura, non crede che io le abbia scritto. Che fine fa la posta perduta? Perché sparisce? Esiste qualcuno che mi può rispondere? Comunque, se non ti arrivasse, riscrivimi. Spero che tu stia attraversando queste feste in pace e serenità. Ti abbraccio.




Speciale Vanity C’È Mina Per Voi del 12 gennaio 2012 Perché proprio Piccolino?

Cara Mina, perché hai intitolato Piccolino la tua ultima perla? Un bacione grande. Matteo

Il mio ermetismo, la passione per la sintesi e per la riservatezza mi impediscono di rivelare questo perché. Uno spunto lo avrò pure avuto. Ma dove cercarlo? Durante quattro passi fatti rigorosamente in casa, imbattendomi in facce di sicuro non sconosciute, tra oggetti più conficcati che appoggiati, tra pensieri più eterni che abituali, in mezzo a una vita che non osservo e sento soltanto. Piccolino sarà stato da quelle parti o giù di lì. E poi il colmo (finto). Pensa che anch’io mi sono posta la stessa tua domanda. Non ci crederai, ma mi sono anche data la stessa risposta.




Speciale Vanity C’È Mina Per Voi del 16 gennaio 2012 Quelle mancanze che tolgono il fiato

Cara Mina, mi sono innamorata di una canzone cantata da te: “E Se Domani”, bellissima, ho perso tante persone care nella mia vita, mi domando quando si finisca di soffrire e di perdere tutto inesorabilmente. Ti abbraccio. Laura

Mai, Laura. Mai. La nostra vita è un elenco di mancanze, di perdite, di scomparse, di sottrazioni. C’è chi riesce a non soffrire. O almeno a soffrire in modo sopportabile. Non so se questo sia il tuo caso. E, per la verità, non so se augurartelo o no. Il dolore che non si estingue è non volersi staccare. Il dolore che si rinnova continuamente è continuare a dedicare amore a chi è altrove. Ti mando un bacio e spero che tu, almeno, sia in grado di respirare. Che le “mancanze” non ti abbiano messo nella condizione di soffocare. Ciao, Dolce Laura.




Speciale Vanity C’È Mina Per Voi del 17 gennaio , 2012 Lo sfogo dell’ostetrica senza lavoro

Cara Mina, non cerco consigli o consolazioni (sebbene ti consideri una grande maestra), piuttosto uno sfogo. Sono un’ostetrica, ho 22 anni, sono bassa e gracilina eppure di forza nelle mani ne ho tanta, ma l’ultimo bimbo l’ho fatto nascere quando frequentavo il tirocinio, circa 5 mesi fa. Di lavoro per me non ce n’è, ho fatto girare il mio povero curriculum per tutto lo stivale senza ricevere alcun tipo di risposta. Di concorsi ce ne sono pochissimi, spesso ne capitano due lo stesso giorno o nella stessa settimana da parti opposte dell’Italia. Il mio non è un lavoro come un altro. E’ una quotidianità alimentata da un sacro fuoco e nel momento in cui ti impediscono di viverla ti senti come una tigre in cattività. Ari

Concordo sull’opinione che il lavoro di ostetrica sia veramente diverso da tutti gli altri. E mi conforta vedere che, nel tuo “sfogo”, sia trasparente la passione con cui tu l’hai voluto imparare e lo vorresti praticare. Non so, perché non conosco le statistiche, quale sia il bisogno di ostetriche sul territorio nazionale, quale sia il numero di ostetriche necessario e sufficiente in base alla popolazione. Pur con l’impazienza della “tigre in cattività”, ti tocca aspettare il tuo turno. Per non stare troppo lontana dalla pratica del tuo lavoro, potresti frequentare reparti di maternità come volontaria. Altro importante fattore, che ti potrebbe aiutare in futuro, è quello di proseguire nella formazione e arricchire, così, il tuo curriculum perché diventi più pesante e meritevole in caso di concorsi. Ciao, Ari. Un bacio




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