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Vanity Fair n. 9/2011 del 9/03/2011


La mia mamma e la mia verginità. Era il 1960. La madre soffocante voleva proteggerla dai fidanzati sbaglaiti. Adesso che non c’è più…

Cara Mina, Sono una piccola fan. Ho 15 anni e sono disperata. Ho concluso una storia con un ragazzo di due anni più grande di me. L'ho lasciato perché lui sta in classe con me. Non volevo una storia seria e lui lo sapeva bene: all'inizio era il mio migliore amico. Lo vedo tutti i giorni arrabbiato e lo capisco, ma secondo me sta esagerando un po'. Avevamo fatto pace per una settimana perché era riuscito a comprendere questa mia scelta, poi all'improvviso è cambiato di nuovo. Ti prego dimmi cosa devo fare! Un bacione Gattina disperata

Mi dispiace che lui soffra, ma soprattutto che, avendo due anni più di te, sia nella tua stessa classe. Come mai? Qualcosa non va. O accelera lui, o rallenti tu. Meglio la prima che ho detto. Le storie “pesanti” non sono compatibili con la tua età, ma ogni storia serve a farti scoprire gusti, intenzioni, scelte e i vari tipi di forza necessari per perseverare o smettere.




Ero una figlia così debole

Mia madre, persona di ampia cultura solo letteraria, fino alla fine ha sempre sostenuto di essere una psicologa e pretendeva di capire a volo i ragazzi. Ma penso che avrebbe dovuto, con garbo, entrare nella mia vita di adolescente in punta di piedi, proprio perché io, per carattere, ero molto riservata. Invece, da parte sua c'è sempre stato un soffocamento continuo, assillante, morboso, non dimenticherò mai il suo sguardo scrutatore. In poche parole, doveva proteggere la mia verginità, punto focale di allora: perdendola non mi avrebbe voluto più nessuno. Era il 1960 e io avevo 15 anni. Ora che lei non c'è più e io sono anziana, mi manca abbastanza. È stata una donna con un carattere forte, molto forte, e io una figlia fragile. Ho un grande rimpianto: non avere avuto una madre come avrei voluto.
 C.

Mia cara, lo hai trascinato a lungo, il problema. Non so cosa ti sia capitato di vivere da allora, ma il fatto di conservare non solo ricordi ma anche rimpianti e forse rammarichi rende pesante la faccenda. Per alleviarla può essere utile proprio contestualizzarla storicamente. Gli anni di cui parli erano quelli in cui la cosiddetta morale non aveva dubbi e quasi nessuno perdeva tempo nell’umanizzarla. C’era piuttosto lo sforzo di vivere, a dispetto dei tabù che ingombravano la vita. Non so se questa sia una giustificazione al comportamento di tua madre, ma potrebbe essere un buon motivo per interrompere la tua sofferenza.




Scelgo lui o la famiglia?

Ho 30 anni, sono una brava ragazza, laureata, di sani principi, in cerca di un lavoro solido e che, forse ai tempi d'oggi è chiedere troppo, mi piaccia. Ho alle spalle una solida famiglia che, seppur tra le piccole discussioni quotidiane, amo sinceramente e mai vorrei deludere. Da poco più di 6 mesi frequento un ragazzo che sento di amare e che conosco da 10 anni. Lui mi ha chiesto di andare a convivere, e a me piacerebbe tanto. Ma la mia famiglia si oppone, dice che ci frequentiamo da troppo poco per un passo così importante. Mina cara, da madre a figlia, tu mi consiglieresti di stringere i denti accantonando temporaneamente quello che mi renderebbe felice?
 Una figlia come tante

Alle “figlie come tante” ho sempre risposto in un modo solo. Vale anche per te. L’opposizione della famiglia a una scelta di un figlio è sì un parametro importante da tenere in conto, ma non è, non deve essere, l’unico, e mai e poi mai il fattore dirimente. A 30 anni si deve essere in grado di gestire se stessi e di riconoscere il valore di un amore, l’opportunità di una scelta di vita, il peso di una decisione. La felicità o le parvenze di essa vanno rincorse anche quando sia necessario abbattere qualche birillo. Ti abbraccio.




Come faccio a cantargli “Grande grande grande”?

Per il compleanno del mio maestro, quest'anno vorrei cantargli “Grande grande grande”. Ma ho la gola un po' bloccata. Mi dà un consiglio per sbloccarla? Ora la saluto che i fornelli mi attendono. 
A.

Capisco. I fornelli sono il più alto dei compiti e il più urgente. E non sto scherzando. A proposito della gola bloccata, i rimedi possono essere: una manciatina di sale grosso o un sorsetto di superalcoolico o un dignitosissimo play back o un tono sospirato di grande effetto.




Speciale C’È Mina Per Voi del 1 marzo 2011 – La rivoluzione dei calciatori (della Pro Patria)

Cara Mina, ha seguito le vicende dei calciatori della Pro Patria? Daniele

I giocatori della gloriosa Pro Patria, biancazzurra a strisce orizzontali, sono senza stipendio dal luglio scorso e stanno mettendo in atto, nella fatica dell’indigenza, la loro ribellione. I tifosi solidali e orgogliosi pretendono che l’ideale non muoia e comprano carta igienica e sapone, offrono letti agli sfrattati e fanno collette per il trasporto per le partite fuori casa. La metafora non meriterebbe ulteriori insistenze. Ma è sempre la stessa cosa. Un contratto non onorato, una promessa non mantenuta, una responsabilità non esercitata. Sembra un tempo facile per stare dalla parte dei protestatari. È, di questi tempi, molto naturale leggere e comprendere le loro ragioni. Le contestazioni, le rivolte, i moti scorrono giustificati dalla storia e dalla logica. Le dimensioni locali o nazionali o mondiali hanno tutte la stessa dignità. Ogni uomo che soffre per un sopruso vale la propria rivoluzione, alla fine della quale un diritto venga finalmente riconosciuto. Per una rabbia obbligatoria a qualcuno tocca persino morire. I bustocchi organizzeranno una grigliata allo stadio per condividere ed esorcizzare la fame, intesa come mancanza di soldi per comprare cibo. Intanto, proprio qualche giorno fa, il Tribunale ha dichiarato fallita la Catanzaro calcio. Al fischio di inizio i giocatori si erano seduti per terra e ci erano rimasti per un minuto. Era verso Natale e non avevano neppure i soldi per fare un regalino ai figli. Si dovevano lavare le maglie da soli e c’è anche chi è stato buttato fuori di casa per mora. Non tutti i calciatori sono Francesco Totti e quando si tratta di diritto, fare la voce grossa non sortisce alcun effetto. Poca cosa, direte voi. E lo dico anch’io, se penso che c’è chi non può fermarsi e sedersi per cercare di far valere le proprie ragioni. Ma è costretto a rischiare tutto, anche la vita. E lo fa con un coraggio e una determinazione appassionanti. Quelli non sono eroi di carta, ma eroi di carne e di sangue.




Speciale C’È Mina Per Voi del 2 marzo 2011 – Sanremo secondo Mina

Cara Mina, una domanda semplice per una grande curiosità: c’è una canzone dell’ultimo Sanremo che ti è piaciuta più di altre? Ti adoro! Un bacio grande! Beppe da Novara

Caro Beppe da Novara, la canzone che mi è piaciuta di più sono due. Yanez, di Davide Van De Sfroos e il pezzo di Raphael Gualazzi “Follia d’amore”, titolo bruttino, ma pezzo deliziosissimo. Van De Sfroos stupendo, l’ultima sera, con la maglietta sudata e quell’incedere da “chi non deve chiedere mai”. Gualazzi ha intrapreso il difficile cammino dello swing. Spero proprio che abbia fortuna. Senza swing non si va da nessuna parte. O almeno non si dovrebbe… Un bacio.




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