articoli
Liberal 16.12.1999
93. NON RIPARTIRÒ PER UN NUOVO VIAGGIO
16 dicembre 1999Non ripartirò per un
nuovo viaggio.
Per mille anni ho attraversato
quadranti, astrolabi, scaffali ed almanacchi.
E ora che ristagno
nel concavo di questi abiti sintetici, ora che il mio petto si è impigliato
nel mimetismo delle griffe, nella memoria rimangono i corsetti che hanno incastrato
i tuoi brevi giorni.
Erano frutto delle
mani di Andalusia, delle beghine delle Fiandre, intessuti dalle ciocche delle
nuvole dellOssezia. E quando luragano della tua dedizione ti ha
portato fino alle porte di quel monastero di Normandia, il tuo corsetto si
è rimarginato in un lugubre saio. Lì, mentre la neve mulinava
il suo gelo, hai rinchiuso il bel tempo delle tue scarpette da gavotta. E
le aie dove stringevo la biacca ed il rossetto delle tue guance e dove i violini
gonfiavano le gonne delle fanciulle in fiore, si sono folgorate nel chiostro
dove ti attendevano melodie gementi ed eterne. Il profumo dei nasturzi ti
gocciolava ancora sul collo mentre il tuo viso era ormai delimitato dal bianco
tenebroso del tuo velo, che ti avrebbe nascosto per sempre agli sguardi morbidi
della nera plebaglia.
Non ripartirò
per un nuovo viaggio.
Era inverno ed ho preso
il treno per i brandelli di tempo delle mie epoche. Le malinconiche circonferenze
dei secoli mi si sono accavallate nei seni del cervello. Ho sentito liquefarsi
il grumo del sangue che, mentre si staccava dal balenio delle lame di Place
Vendôme, mi trabordava sulle spiagge di Danimarca, dove vessilli neri
minacciavano gli steccati dei feudatari in uniforme. Più e più
volte fui costretto a tapparmi le orecchie per non spaccarmi i timpani quando
il principe di Danimarca inveiva e lanciava collera contro il fato codardo
e ingiusto.
Non ripartirò
per un nuovo viaggio.
Mi sono fermato nellaria
pesante di Praga, quando i carri armati urlavano ideologie di morte, e mentre
mi risucchiavo allindietro fino ai vecchi banconi della Sorbona, dove
parlavo con Tommaso dAquino dellessenza della verità, ho
udito lo strepitio delle pianure fiamminghe e delle distese innevate di Russia.
Non ripartirò
per un nuovo viaggio.
Trifore gotiche mi
hanno sbigottito lanima, mentre la tua gonna plissettata mi civettava
nel cuore. Terrapieni scozzesi si sono arrotati sul mio corpo, dopo aver accarezzato
il portale barocco che ti scarabocchiava il viso.
Più leggero
di un turacciolo ho danzato dai flutti dellAcheronte alla collina dove
mi aspettava Beatrice, e con la compagnia di Virgilio ho annegato i pensieri,
mentre le mitragliatrici accasciavano Parigi in rivolta. Non potevo aspettare
oltre e, travolto dallira, ho riposto le mie coccarde rivoluzionarie
in quel bacile dove Dio stesso si aspergeva le dita quando ancora amava questa
terra. Lobelisco egiziano mi ha celebrato e quando lo issarono nel ventre
di Roma ho sentito il respiro giovane che Raffaello tratteneva di fronte alle
pareti della Sistina che avevo tempestato del mio genio.
Avevo appena lasciato
il cuore sotto il lucernario di Piazza della Signoria, dove avevano innalzato
il patibolo, e le tue caviglie vibranti hanno zampillato nelle polle di odio
che tracimavano dal travertino. E, appoggiato alla ringhiera del tram, ho
visto Kant che osservava la luna. Puntava lo sguardo alla prima orma della
suola di Armstrong che spumeggiava nellultima ora della notte, mentre
i righi di musica di Wolfgang nutrivano il mio cordone ombelicale. E dopo
aver dismesso le elucubrazioni sulla metafisica, tendevo lorecchio verso
le sconfinate pianure per udire il canto di quel pastore errante che interrogava
la luna sulla sua malinconia.
Non ripartirò
per un nuovo viaggio.
Dopo aver abbandonato
Milano al nemico, non avevo ancora equipaggiato il mio stupore, ma non potevo
resistere al pensiero di averti consegnato per sempre a quel sorriso che odorava
di ambiguo. Ti eri rivestita dei panni di Monna, ma non volevi rinunciare
a trattenere lermellino al ritmo delle tue carezze.
Lariana angoscia
del dopo mi ha restituito ai laghi bavaresi e, mentre scalpitavo sui tavolacci
delle birrerie di Monaco, mi sono aggrappato al rantolo furioso del vento
di Auschwitz. Libero o prigioniero, gerarca o saltimbanco, non cè
orrore che non mi abbia illividito il cuore o a cui non abbia offerto lassenso
delle mie mani.
Il dorso si è
piegato, lo scudiscio ha incontrato la mia nudità e la mia pena. E
nel chiaro diluvio delle tragedie sono stato giudice, vittima, boia e carceriere.
Non ripartirò
per un nuovo viaggio.
Mentre sedevo in mezzo
ai girasoli di Van Gogh, venivo avvolto allindietro dal filo della memoria.
Il bambino aveva già bruciato il filo dellaquilone e, quando
venne a chiedermi chi fossi, non sapevo dove avrei chinato la mia mente per
dargli la risposta che si aspettava. Sapevo che la mia vita era stata succhiata
nella vita di mia madre, ma forse lui non avrebbe compreso. Raccolsi le briciole
della mia dignità perduta e gli dissi che ero solo un uomo uscito dal
cuore del Paradiso terrestre. Che aspettava di tornare a casa.
Ho raggomitolato la
cinghia delle vie e ho cercato di nuovo lorigine del mio andare. Le
follie dei mandarini del potere e le speranze degli occhi della giovinezza
mi hanno dilacerato nei quattro angoli dei punti cardinali. Dai ghiacciai
finlandesi le mie mani pentadattiliche si sono ritmicamente allungate fino
ad abbracciare i ghetti di Soweto. E cullato dalloceano, ho soffiato
i miei dormiveglia dalle stuoie di tè delle geishe dOriente fino
ai sottobicchieri appoggiati alle pompe di benzina del far, far West.
Non ripartirò
per un nuovo viaggio.
Dopo aver abbandonato
il mio corpo sul ventre della Moldava, ho pianto di materna nostalgia quando
venivo cullato dal fruscio delle note di Smetana. Ho sofferto il peso del
tempo nelle aule di processo inglesi, condividendo con gli schiavi neri linsopportabile
dolore di una libertà sempre cercata ma mai concessa; la stessa libertà
ambita dai mille e più crociati che con me, raggrumati negli emblemi
ecclesiastici, morivano in nome di Dio. Ho respirato i sussulti e le preghiere
dei proletari e dei loro figli che nellanno del Signore 1348 si raggomitolavano
nelle viscere delle chiese, affinché la "Grande Peste" non
contaminasse lunica cosa ancora in loro potere: la speranza di vita.
Non ripartirò
per un nuovo viaggio.
Ed ora che mi abbandono
al ricordo, mi accorgo di quanto il pensiero sia veloce ed abile. Rapido come
quando mi aggiustai nella tuta di quel figlio del vento dalle pelle color
terra, che correva beffandosi dei limiti invalicabili che la natura distribuisce
agli uomini. E dopo queste imprese, dopo le vittorie che si estendevano da
Berlino a Los Angeles, riposai nel letto delle vergini avvolte dal manto puerile
dei loro tranquilli pensieri, mentre Klimt rapiva, con disarmante audacia,
i loro sorrisi.
Ho scoperto che prima
di nascere sono vissuto sempre in uomini saldi, signori di sé, come
quellammiraglio genovese, che osò sfidare loceano. Le pupille
dei galeoni spagnoli avevano già percorso il selciato del tempo, fino
alle dune di Santo Domingo. E lì ho rivisto la tua tenerezza, chiusa
in una blusetta di taffettà, aggrovigliata al dolore del mondo, come
le contorsioni di un quadro di Bosch. Lisola era un regno di profumi
e fu lì, in quel recinto di natura, che incontrai un ragazzo. Quando
lo guardai negli occhi, scorsi quello che avrebbe visto; e io la vidi bene
quellaltra isola e quel tesoro e quei pirati: tutto già pronto,
tutto già lì dentro negli occhi di Stevenson, ancora prima che
lui stesso se ne accorgesse, ancora prima che lui stesso ne scrivesse.
Ho vegliato in silenzio
la notte di Caravaggio quando, insieme ai miei eccessi, mi addormentai sul
ciglio di una strada. Ho trangugiato lennesimo incubo in cui mi sono
visto protagonista: ero un esattore delle tasse intento a contare i soldi
estorti, ero Pietro, Matteo e Cristo. Al mio risveglio, ho sbirciato tra i
fondali di Cechov e i balletti di Tchaikovskij e, stregato dalle armonie,
ho passato la vita a fermare il vortice delle ballerine sui pennelli e sulle
tele.
Mi sono stupito quando
ho soffiato la vita ad un burattino di legno o quando, in camice bianco, ho
capito che potevo riprodurre allinfinito un essere vivente. Dalla mia
inadeguatezza sono stato inebriato e, con la protervia dello schiavo, mi sono
sentito Dio.
Ho visto uomini costruire
palazzi tanto alti da toccare il cielo ed altri ancora indaffararsi in miniere
per tastare con le mani il cuore pulsante della terra. Sono stato Bernini
e Borromini, Freud e Jung, Händel e Bach, Hegel e Marx, Mozart e Salieri,
Voltaire e Rousseau, e nelle lotte accese per prevalere sul mio avversario
ho riversato tutta la foga emulativa nella ricerca di una verità impossibile.
Non ripartirò
per un nuovo viaggio.
Sono stato Picasso
mentre ascoltavo Puccini e Puccini mentre guardavo Picasso. Mille volte ho
intravisto il mio volto riflesso attraverso le vetrine del "Café
de la Paix" e nellombra delle sale parigine gli sguardi avevano
il sapore delluva. Fu allora che, mentre cercavo di ricomporre i tasselli
del mio viso che baluginava negli specchi, mi accorsi di non essere più
mio. Ero parte di quei merletti, corrispondevo a quel profumo di legno sospeso
nella sala e non mi riconoscevo più nelle teorie appena uscite dalla
mente di Sartre.
Non ripartirò
per un nuovo viaggio.
Ogni notte è
la mia liberazione, e adesso che cammino per le periferie di Mosca, nellora
in cui il vento è più nudo, ritorno a Bergson e riscopro la
verità di un tempo che è solo una dimensione mentale.
Sono stato cullato
nello spavento dellignoto e il trascorrere del tempo, il suo imperfetto
avanzare, il suo incerto incedere allindietro vacilla da sempre sulla
bilancia delle mie certezze. E ora io esigo una risposta.
Sono vissuto e non
vivrò. Sono stato bersaglio di una sorte dura ma, grazie allalto
sentire del mio essere uomo, non sono ricaduto. Happy end, forse. Non dispiaccia
alle cicatrici e ai lividi di cui si adorna il mio corpo rinsecchito. E quando
questo convenzionale sipario del tempo verrà calato giù, in
quel preciso istante la corrosione del mio respiro sarà definitivamente
compiuta. Ho percorso il paese dei mille anni. E ora non aprirò gli
occhi oltre il confine del tempo nuovo, o meglio, li terrò aperti verso
linterno di me, dove non cè che sangue e amore, lotta e
gioia. Non ripartirò per un nuovo viaggio.
« back