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Liberal 28.10.1999

86. MAGO OTELMA, A NOI DUE

28 ottobre 1999

Cara Mina,
non riesco a fare un giro di canali televisivi col telecomando senza incappare in cartomanti, astrologhe e lettrici di tarocchi. A tutte le ore del giorno e della notte si riversa su di noi questo irrazionalismo. Ovviamente c’è un vasto pubblico che si rivolge a queste forme che non so come definire. Non so se sia una debolezza o se si tratti di un atteggiamento innato nell’uomo. Fatto sta che tutto questo andazzo non mi piace e vorrei essere confortata dalla tua opinione in merito.
Erica M., Trento

Cara Erica,
diceva Ambrose Bierce, scrittore americano del secolo scorso, che "la magia è l’arte di convertire la superstizione in moneta sonante". Se attraverso il ricorso all’occulto la vicina di casa riscoprisse il sorriso e la gentilezza del saluto quando la si incontra per le scale e ci guardasse con un po’ più di serenità, sarebbe forse un buon investimento, una buona medicina per risollevarci da stress e incazzature che covano nel fondo più serpentoso dell’animo umano. Se una smazzata di tarocchi aiutasse la stessa vicina di casa a capire se è meglio evitare di strapazzarsi il cuore al pensiero del nuovo appetitoso postino che tutti i giorni passa sotto casa, o se invece val la pena fare la figura della scema e chiedergli quanto costa un’affrancatura per l’Italia, potrebbe anche essere una forma di autoconvincimento. Una sorta di effetto placebo della psiche.
Ma il fatto è che tutto questo non è gratis. E che dietro l’angolo delle carte e dei tarocchi c’è l’ombra pesante dell’inganno. Se fosse tutto vero, se la palla di vetro fosse lo specchio della verità del nostro futuro, non ci sarebbe altro da fare se non imparare una sorta di fai-da-te del paranormale ... ti compri un mazzo di tarocchi, impari le regole, e via.
Ma la realtà è ben diversa. Un recente studio della Confesercenti ci ha comunicato dei dati impressionanti: tra veggenti, medium, chiromanti, astroccultisti, astrocartomanti, esperti di tarocchi, maghi e radioestetisti, con l’aggiunta di chi si spaccia per discendente di qualche faraone egizio, il giro d’affari raggiunge i mille miliardi all’anno. Esiste un vero e proprio tariffario che va dalle cinquantamila lire per la lettura della mano fino ad otto milioni per un malocchio o per una controfattura. Se poi a tutto questo bello scenario di "fantasisti" col cappello a punta aggiungiamo le sette, le nuove religioni, la New o Next Age, il giro di soldi è ancora più impressionante.
L’occultismo o semplicemente la creduloneria passa quindi attraverso la declinazione dei dati della carta di credito. Se vuoi tener fuori dalla porta di casa l’effetto nefasto degli spiriti maligni, puoi rivolgerti alle boutiques etniche e portarti a casa una autentica coperta fatta a mano dagli indiani Cheyenne, con tanto di certificato di garanzia. Se sei stressato, ti riempi la casa di pietre colorate dagli effetti taumaturgici in vendita nei negozi New Age di cristalloterapia, e l’effetto relax è assicurato.
Non lo nego: tutto questo nuovo oppio dei popoli mi dà un leggero fastidio. Mi pare che sia una sorta di neo-religione tagliata su misura per l’"homo consumans" occidentale. La fede nell’insostenibile leggerezza del tarocco, la divinizzazione del mago Otelma o il mix di zen e spilloni sono la manifestazione di uno spiritualismo postmoderno, senza regole e dogmi, per una felicità che si compra e si consuma alla svelta. Un mercato del miracolo che in realtà è il miracolo del mercato, che fa felici soprattutto quelli che hanno avuto la preveggenza di riconoscere il business.
È pur vero che tutto questo nasce da un’esigenza profondamente umana, come mi scrivi nella lettera. La storia è piena di templi, di Pizie, di stregoni o sacerdoti ai quali gli uomini hanno affidato i bisogni più reconditi del loro animo. Forse avrà ragione il "mago Max" che, con stile leggermente gaddiano, ci confida che "contro le fasulle certezze della scienza, contro le domande senza risposta, la gente si rivolge a noi, perché noi riusciamo a soddisfare le esigenze, a togliere l’angoscia di vivere". Forse è vero che, con questi chiari di luna, è meglio affidarsi all’innocuo pendolino che prevede il futuro, piuttosto che al rischioso Pendolino che attraversa i binari d’Italia. Ma in tutta questa pappa di salsa spiritualistica e paranormale mi sembrano spariti due protagonisti: Dio e la ragione. Il primo, troppo assoluto e totalitario per i gusti relativistici dell’uomo moderno. La seconda, invece, delusa da una felicità sempre promessa e mai realizzata, si affida al primo "consolatore" di turno.
Ma forse si tratta di una deriva inevitabile, come aveva già profetizzato Leopardi nel 1823: "La superstizione, sia speculativa sia pratica, è figlia della società ed è insuperabile da essa società quanto si voglia civile, come dimostrano tutte le istorie. Anzi par ch’ella, a differenza di tanti altri incomodi e barbarie della società primitiva, cresca a proporzione della civiltà".
Come dire, più evoluti e quindi più superstiziosi. Oppure, più verosimilmente, più bisognosi di una attenzione, di una consolazione, di una parola buona che ci faccia sopportare quello che abbiamo fuori e dentro di noi. E, pur di ottenere una qualche considerazione, una qualche attenzione, una pacca sulla spalla, un sorriso, siamo disposti a pagare. Siamo messi proprio male.

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