I tecnici del suono

12 settembre 2003

Marti Jane Robertson – Massimo Bozzi – Paolo Cingolani – Ignazio Morviducci
Ho appuntamento con Marti Jane Robertson e Ignazio Morviducci, tutt’e due, ognuno in tempi diversi, tecnici del suono in lavori di Mina. Con loro, nello studio in cui Ignazio sta preparando l’ultimo suo lavoro con “Le vibrazioni”, il gruppo che sta producendo, raggiungeremo per telefono anche Massimo Bozzi e Paolo Cingolani, anche loro, nel tempo, al fianco di Mina come tecnici del suono. Per impegni di tutti, non possiamo che incontrarci così .
Ma mi sono giurato che quest’intervista a più voci si farà, in un modo o nell’altro si farà. Eravamo tutti troppo contenti, all’idea, per rinunciarci.
Aspetto Marti sul marciapiede di fronte allo studio dove Ignazio ci sta aspettando. Entrano ed escono i ragazzi del gruppo con cui Ignazio sta incidendo; c’è aria di snack. Marti ci regala la sua pausa risicata risicata (forse rinuncerà al brunch, per noi) perché è occupatissima nel suo nuovo lavoro free-lance di “tecnico con apparecchiatura mobile pronto a registrare ovunque” del quale mi ha detto per telefono che è soddisfattissima. Ecco il suo taxi che approda davanti a me. La vedo pagare velocissima. Eccola qua, un "Ciao Marti, ti vedo in gran forma" e un "Ciao Lele, finalmente ! mi sembrava che il taxi mi portasse a Bombay, non arrivavamo mai" e via velocissimi dentro lo studio dove Ignazio sta registrando. Chiedo a Marti di controllare la sua scheda che ho buttato giù a memoria. Leggiamo assieme: “Marti Jane Robertson, sound engineer. Dopo il diploma alle superiori, due anni di medicina alla Washington University e, nel frattempo, dodici anni di studi di sassofono e clarinetto, praticantato in varie orchestre e big band americane, un gran via vai di anni in quotatissimi studi di registrazione negli Stati Uniti da Seattle a New York City e poi l’arrrivo a Milano nel 1986. Nella sua storia professionale, ha affiancato artisti come Art Garfunkel , Steely Dan , David Sanborn , Donald Fagen , e Vasco Rossi , Ivano Fossati, Giorgio Gaber , Ornella Vanoni“, Elio e le Storie Tese ,Claudio Baglioni, Patty Pravo e Mannoia e Berté e Pino Daniele e De Gregori e via e via, non vado avanti per questione di “pagine”.

L. C. - E poi Mina.
Marti J. Robertson - E poi Mina. Anche se non proprio “poi”.
Ci viene incontro Ignazio. Eccoci qua, noi tre, e Mina, implicitamente; si “sente” che c’è, nel tono di ognuno di noi. Anche Ignazio Morviducci ha un curriculum di una densità da pappa per neonati. Eccovelo qua tutto d’un fiato: ha iniziato a lavorare agli studi Psycho di Milano nel 1991 dove è rimasto fino al 1994 collaborando con Elio e Le Storie Tese, Pitura
Freska, Ron, Timoria, Enrico Ruggieri e altri e altri. Il 1995 lo ha passato ai Logic Studios, sempre a Milano. Nel 1996 ha smesso di fare il fonico per andare alla international label manager per la CGD/East-West, a seguire gli artisti Atlantic ed Elektra (Simply Red, Mister big,Tori Amos, Scorpions, AC/DC, The Coors). Nel 1997 lascia la CGD per andare ad insegnare alla S.A.E. (School of Audio Engineering) presso la sede di Milano della quale, in seguito, è stato il direttore per 2 anni e mezzo. Nel 1999, poco dopo aver ripreso il lavoro di fonico, ha conosciuto Massimiliano e da quel momento è iniziata la sua collaborazione con la GSU che va ancora avanti. Oltre alla GSU collabora con Erazero curando il suono dell'unica trasmissione di musica dal vivo di MTV, Supersonic. Infine, nell'ultimo anno, ha iniziato a seguire il gruppo Le Vibrazioni del quale oltre ad essere fonico è anche produttore. Ecco detto.
Siamo in mezzo a saluti , abbracci, io abbracccio Ignazio, Ignazio abbraccia Marti, Marti abbraccia tutti e due, e via a tuffo nel pianeta Mina. Cominciamo noi tre, tra poco ci raggiungerano per telefono Massimo Bozzi e Paolo Cingolani dalle loro attuali postazioni di lavoro.
Marti dice che non si ricorda “bene, proprio bene” quasi niente “perché è passato molto tempo”. Così, sadicamente, la chiamo subito in causa ad aprire la sessione

L.C. - Marti, sei pronta? , a te il calcio d’avvio... una domandina facile: quanto tempo è passato, realmente, dai tempi delle tue collaborazioni con Mina?
Marti Jane Robinson - Ho lavorato con Mina per due dischi nel '90 e '91, se mi ricordo bene. E' passato molto tempo e faccio confusione perché l'ho incontrata in altre occasioni, sul disco di Massimiliano e durante la lavorazione di "Dottore" di Carlo Fava che Mina ha cantato insieme a Beppe Grillo.

L.C. - Come può succedere di ritrovarsi a lavorare con Mina?
M. J. R. - Per quanto mi riguarda, sono stata chiamata da Massimiliano per mixare un disco di Mina dopo che lui aveva sentito i miei lavori con Elio e le Storie Tese. Massimiliano era un loro grande fan e gli erano piaciuti molto i dischi anche dal punto di vista tecnico.

L.C. - E per te , Ignazio? com’e successo?
Ignazio Morviducci - ...Lavoro con Mina dalla metà del 2000. Il primo incontro è stato all’impronta della più pura casualità, accompagnando un mio amico, Nicolò Fragile, in studio a Lugano. Puro caso... Poi, il lavoro...

L.C. - Emozioni del primo giorno di lavoro con lei, ragazzi?
M.J. R. - A dire il vero, forse ho avuto un vantaggio su quelli che avevano Mina nel cuore da anni. Nel senso che, per me, era un artista con la quale non avevo mai lavorato, di reputazione impeccabile, ma ero in Italia da troppo poco tempo perché mi fosse diventata un mito. Stavo ancora cercando di capire cosa fosse il Festival di San Remo e chi era la CGD. Quindi non ero particolarmente emozionata prima di conoscerla. La vera emozione è venuta più tardi quando è venuta a cantare. A parte la grande classe della persona, mi ricordo questo suo approccio così naturale col canto. E' arrivata, ha ripassato un paio di volte il brano, piccolo aggiustamento di cuffia, e via! Cantava i pezzi non più di 2-3 volte poi sceglieva la versione che le piaceva di più. Solitamente, la prima. Dopo la mia esperienza di cantanti dove ci volevono ore, se non giorni, a cantare un pezzo scritto da loro, trovarmi con una che, da seduta, canta con un'emozione così comunicativa praticamente a prima vista era davvero impressionante! Sono diventata un fan immediato.I. M. - Per quanto mi riguarda, invece, credo che l'unico termine che possa descrivere come mi sono sentito sia “flashato”. Mi ricordo di essere rimasto in contemplazione per una 20na di minuti prima di iniziare a guardarmi intorno. ...era la prima volta che vedevo lo studio.... Poi Mina ha iniziato ad incidere un pista di voce e tutto il corpo mi si è rivestito di pelle d’oca

L.C. - Quale è stato il primo lavoro che avete fatto assieme a lei e come si diventa tecnici di Mina?
M. J. R. - Se non sbaglio, è stato il mix di Caterpillar. Aiutami su questo, Lele!

L.C. - Confermo. Ma magari mi sbaglio anch’io....
M.J.R. - Per il “come si diventa tecnici di Mina?”, passo invece la domanda a Ignazio perché, francamente, non saprei proprio cosa dire.
I.M. - ...Dunque... prima parte della risposta: il mio primo lavoro per Mina è stato il primo disco realizzato per Wind. Seconda parte: “Come si diventa tecnici di Mina?”... Non posso dirlo... non posso dire come si diventa fonici di Mina... se lo facessi sarei costretto a cercare il modo per eliminare i possibili concorrenti... e non voglio nemmeno “pensare” a una simile “lotta fratricida”... Scherzi a parte, sono talmente contento di essere un suo fonico che proprio non voglio pensare né a come né a perché. Mi godo la cosa semplicemente... per quanto potrò... Stiamo lavorando proprio in questi giorni ad un nuovo disco.

L.C. - La prima impressione nel lavorare con lei e una caratteristica del lavorare con lei me le direte, almeno?
M.J.R. - Siccome non aveva una grande voglia di stare in studio - aveva capito prima di tutti noi che la vita è fatto di altro! - bisognava essere preparati per quello che c'era da fare, se cantare o sentire un mix finito per vedere se era a posto. O microfono e cuffia pronti, o il mix rifinito il più possibile. Col passare del tempo - in fretta, si impara in fretta! - ho iniziato ad imparare il suo gusto e le sue esigenze nei mix - soprattutto quello che le piaceva si facesse con la voce - anticipando le sue richieste dunque cercando di minimizzare il suo tempo in sala. Ho imparato molte cose.
I.M. - Anche per quanto mi riguarda, parlerei di velocità e attenzione... a parte il ricordo vivo di quanto fossi teso durante la prima sessione... - sì, ero mooooolto teso per timore che qualcosa potesse andare storto... - mi ci volle poco a capire che bisognava essere sempre pronti ad incidere qualsiasi cosa al volo cercando di non interrompere la vena creativa.

L.C. - I lavori che avete fatto per lei. Se ne avete uno che preferite... e “perché”.
M.J.R. - Non è che io ne abbia fatti poi molti, ma posso dire che “Caterpillar”, al quale ho partecipato, ha delle performances storiche. Stardust è sempre una grande emozione, poi non avevo mai sentito prima "Lo Shampoo". Quel disco ha una grande varietà di brani ma con un filo conduttore molto forte, che non è solo dato dalla voce di Mina. E' dato anche dagli arrangiamenti, dalla scelta dei pezzi, dalle esecuzioni dei musicisti, sempre bravissimi.

L.C. - E tu, Ignazio, un lavoro che ti è più caro degli altri?
I.M. - Con Mina ho fatto i due dischi per Wind, l'album “Veleno” e altre cose che al momento non hanno visto la luce. Li amo tutti alla pari. Non ho una creatura preferita.

L.C. - E’ il momento del vostro apporto più esclusivo, più personale, all’intervista: aneddoti, ricordi di vita in sala d'incisione, sia dal punto di vista tecnico-artistico che di atmosfera, di relazione.
M.J.R. - La cosa che mi rimane di più a cuore di quell'esperienza è il ricordo della grande umanità di Mina e la "normalità" con la quale ci si poteva rapportare ad una persona così speciale. Non si dava mai arie, era disponibile a suggerimenti, era precisa e professionale ma mai prepotente. E' stato bello vedere madre e figlio lavorare insieme con tanto rispetto reciproco. Era un po' la mamma di tutti che per me, stando così lontana da casa, era molto bello. Mi risultava difficile pensarla come questo mito irraggiungibile di cui tutti parlavano. Mi rendo conto di essere stata fortunata.
I.M. - ...Per me... dirò così... il ricordo più forte è quello della mancanza di stress inutili e di una grande quiete, unita’ e sane risate senza mai perdere di vista l'importanza del lavoro.
Ecco qua che stanno arrivando le chiamate di Massimo Bozzi e Paolo Cingolani. Siamo al prodigio tecnico! : ci arrivano le loro voci mentre in uno sfolgorio di luci si accendono come un flipper le spie di quel marchingegno per me infernale messo su da Ignazio... tutta una combinazione di raccordi e collegamenti per cui tutti e cinque possiamo ascoltarci contemporaneamente tra tutti noi e tutti possiamo parlare a viva voce con tutti come se fossimo insieme lì nella stessa stanza. Io che credevo di aver sfiorato l’impossibile compenetrando i segreti tecnici del frullatore e del tostapane, sono sopraffato. Agli altri, tutto questo ha l’aria di sembrare un gioco da bambini, naturalmente. Ma eccoci qua, a girare tra i saluti come schegge impazzite di un satellite euforico. Anche Massimo e Paolo, come noi, sono contenti come matti di parlare del tempo accanto a Mina, di quelli che tutti ricordiamo come nostri momenti speciali.

L.C. - Ciao Paolo, Ciao Massimo, cosa fate? dove siete?
Massimo Bozzi - Ciao Lele , che piacere risentirti , ciao, ragazzi... che bel colpo di nuovo assieme! Come state?

L.C. - Tutti bene, senti gli urli? ti abbracciano... “long time no see”, come diceva il “tuo” Sinatra... bisognerà davvero che ci rivediamo da qualche parte... Affittiamo un Motel a metà strada tra noi e voi e facciamo un meeting, una festona, Massimo! Voi, lì, come va?
M.B. - ...Io sto bene , ormai di nuovo radicato alla mia terra con una bella moglie ed un bellissimo bambino di 4 anni che mi somiglia molto. Capello rosso incluso...

L.C. - E tu, Paolo? vediamo se riucirai a rispondere con più di “ben” quattro parole?...
Paolo Cingolani - Buona la stessa risposta anche per me... a parte il bambino coi capelli rossi, naturalmente...

L.C. - Ehi, accidenti che scialo! sicuramente più di dieci!... Dunque, ragazzi, passo un momento le vostre schede... allora, cominciamo da Massimo.. se non erro c’è un inizio come “musicista/programmatore” , cioè, per chiarire, quel tipo che fa da anello di congiunzione tra l’uomo e la macchina traducendo l’esecuzione manuale di strumenti in dati, al tour europeo Dalla-Morandi e al tour italiano di Dalla. nel 1989. Poi vengono gli Stadio... ed eccoci a Mina: hai lavorato a “Ti conosco mascherina”, a “Caterpillar” e a “Lochness” come programmatore, musicista, corista e autore...
M.B. - ...Esatto...
M.J.R. - Accipicchia quante “tacche”, non me lo ricordavo!

L.C. - Poi il tuo primo disco da solista “Il tempo non si ferma più”.
M.B. - di’ pure la mia epoca d’oro...

L.C. - ...Poi, secondo disco solista “nel ‘93 “Eroi” e poi lavori con gli “Audio 2” anche come arrangiatore... un po’ di altre esperienze con altri artisti ed infine.... eccoti corista nel “Mina in studio”... Centrato?
M.B. - Siiiii!.. diciamo di sì...

L.C. - Però forse mi sono confuso un po’... hai fatto prima il lavoro da solista o hai prima collaborato a un lavoro di Mina ?
I.M. - Io lo so!...
M.B. - Dài, dillo tu, Ignazio, vediamo se ti ricordi bene...
I.M. - Hai fatto prima il tuo disco da solista, nel 1989. ...Segnate un punto per me, prego!
M.B. - Sì, bravo Ignazio!, ho cominciato a collaborare alle produzioni di Mina subito dopo... ...in principio collaborazioni continue, poi piu' sporadiche fino ad arrivare all'ultimo "Mina in video" . L’aggiornamento del tutto è che “ancora oggi tramite Massimiliano mando brani inediti da far ascoltare a Mina”.

L.C. - Il tuo primo incontro con Mina. Quando è stato? Come è avvenuto? Hai un secondo per ricordare e rispondere. Due, va’...
M.B. - Il mio primo incontro con Mina e' avvenuto mentre realizzavo il mio primo lavoro da solista. Eravamo in sala d’ incisione e riascoltavamo il mix di "Le tue Mani" quando dalla porta compare “Lei” e si accomoda comodamente di fronte a noi ad ascoltare la canzone. Ho come percepito che qualcosa stava per accadere prima di vedere comparire Mina sulla porta dello studio.Per me e' una persona che ha qualcosa di speciale che ti arriva prima.Un po' come l'effetto della sua voce , dove puoi scoprire le cose piu' belle e piu' nascoste di quella persona.
Beh , certo, quando l'ho vista , li' per li' mi sono letteralmente paralizzato , poi quando ci siamo presentati la sua disponibilita' ha appianato tutti i timori.

L.C. - Paolo (Cingolani) te ne stai lì buono buono ad ascoltare... fai finta di non esserci e non ti butti nel gruppo?
Paolo Cingolani - ... mi sto facendo un ripasso....

L.C. - Intanto che ripassi io butto giù la tua scheda: Paolo Cingolani, forte della tua riservatezza e pacatezza, diciamo “del tuo à-plomb”, hai cominciato a lavorare nel campo dell’audio da ragazzo, diciottenne o giù di lì, vero?...
P.C. - ... a diciott’anni, vero...

L.C. - Poi? Va’ giù diritto fino al primo incontro con Mina... fin dove arrivi tutto d’un fiato...
P.C. - ...Dopodiche' con dei collaboratori ho aperto un piccolo studio a Senigallia che ho gestito fino al 90 . Successivamente mi sono trasferito a Bologna dove ho lavorato al Chorus studio di Vasco Rossi , per il quale ho partecipato alla realizzazione di un paio di sue produzioni. Devo proseguire?....

L.C. - Direi di sì...
P.C. - ....Infine, nel ‘92 mi arriva la proposta di Massimiliano di entrare a far parte del suo team di lavoro alla PDU di Lugano. Con Massimiliano e Mina ho lavorato per un anno e mezzo dal 1992 al 1993. E ti anticipo la domanda con la risposta: il mio primo incontro con Mina è stato soltanto un mese dopo la mia assunzione in PDU (si chiamava ancora così, allora) , un pomeriggio, in autunno. Un impatto veramente emozionante... un monumento vivente davanti a me che mi chiedeva, cortesemente, di non azzardarmi a dargli del "Lei"! Il mio primo lavoro con lei, se è esatto quanto ricordo, fu il mix di un brano di “Sorelle Lumière”

L.C. - Come è arrivata la proposta di Massimiliano? da cosa è nata? c’è un segreto che puoi rivelare che aiuti a diventare tecnici di Mina ?
P.C. - Pura casualità... Massimo (Bozzi), che gia' lavorava e collaborava con Massimiliano , mi ha proposto come tecnico della PDU. Nessun segreto particolare.
M. B. - ...Diciamo che, come in altre occasioni, se hai fortuna, sei lì, per una serie di circostanze o coincidenze... la prova la fai al volo ; dopo che ti sei trovato inaspettatamente al posto giusto e nel momento giusto.
Se va, poi, continui ...

L.C. - Paolo, la tua prima impressione nel lavorare con lei?
P.C. - Un po' di soggezione, che mi e' comunque rimasta anche successivamente... anche quando, cioè, avevo ormai capito che per lavorare con lei ci vuole velocita' e sicurezza... capii subito che non dovevo perdere tempo nelle" faccende " tecniche; tant'e' che spesso anticipavo di un paio d'ore il suo arrivo per controllare che tutto fosse a posto. Comunque, nonostante tutto, la soggezione,dicevo, è rimasta, sempre...

L.C. - E tu, Massimo? Il primo impatto “lavorativo” con Mina?...
M.B. - Lo confesso, lo confesso: grande stress.. E cosa, altrimenti?... hai di fronte una celebrita' , le dita che comandano il pulsante di registrazione e i volumi delle cuffie tremano e non rispondono bene ai comandi che il tuo cervello gli manda.
Poi ti accorgi con quanta semplicita' e precisione Mina canta e il lavoro del tecnico diventa molto meno stressante.

L.C. - aneddoti, Paolo?... ricordi di vita in sala d'incisione, sia dal punto di vista tecnico-artistico che di atmosfera, di relazione?
P.C. - ...Al momento non ricordo qualcosa di particolarmente rappresentativo, posso solo dirti che capitava alle volte che mentre lavoravo sul banco lei mi appoggiava la mano sulla spalla da di dietro in segno di approvazione.. puntualmente sopraggiungevano dei brividi....

L.C. - E tu, Massimo? Aneddoti particolari?
M.B. - Marti e Ignazio hanno già risposto?
Marti.J.R e I.M. - (in coro) ...Siiiii!, Massimo...
M.B. - ...Allora ditemi che cosa avete detto... Non vorrei fare un doppione...

L.C. - Ormai lo leggerai nell’intervista quando sarà pubblicata nel sito... Non preoccuparti, se è un doppione te lo diciamo subito... tu pensa a più cose, così, nel caso, abbiamo la scorta.... va’ tranquillo
M.B. - Beh, sì, un ricordo abbastanza personale ce l’ho: eravamo a casa di Massimiliano , suonano alla porta ed entra Mina , ci salutiamo, lei si mette a parlare fitto con Max di cose loro, poi, d’un tratto si gira, mi guarda diritto in faccia e mi fa "dovremmo cambiare un paio di accordi nella tua canzone". Mi prende un colpo , anzi due ; uno perche' e' ufficiale che cantera' un mio brano , due perche' mi devo mettere al piano con “Lei” davanti. Mi metto seduto e comincio a suonare , lei mi dice dov'e' il punto esatto che avrebbe voluto cambiare.
La nebbia si impadronisce del mio cervello , non so piu' dov'e' il Do , non so piu' fare nessun accordo e con la coda dell'occhio vedo che “Lei” sta tirando per risolvere al piu' presto la situazione. Mi impongo di uscire dal tunnel e finalmente riesco con una variazione che le piace. Avro' perso almeno un mezzo chilo.

L.C. - Bene, siete pronti?... Eccoci alla domanda collettiva... ovvero, al tema: “Mina e il microfono”... una vostra idea in merito... Ve lo chiedo in considerazione del fatto che Mina ha cominciato a lavorare quando i cantanti la voce se la arrotondavano da soli già in emissione e si incideva su due piste e con mezzi tecnici decisamente ridotti rispetto a quelli di oggi... Marti, cominci tu?...
M.J.R. - Beh, come forse già sapranno tutti quelli che leggeranno questa rubrica, Mina canta da seduta - qualche rara volta stava in piedi - sempre con il suo microfono di sempre, chissà se è ancora funzionante?... un bel Neumann U47. Gestisce, come hai accennato sopra, tutta la dinamica ed emozione avvicinandosi ed allontanandosi dal microfono. E' ovvio che oggi, con gli inevitabili mezzi tecnici che ci sono, le si dà una mano magari con un compressore leggero e un pizzico di equalizzazione. Ma fa praticamente tutto da sola lei con la tecnica dei grandi cantanti...
M.B. - ...diciamo che nel caso di Mina, più che dare una mano a lei, ogni tanto c’è da dare una mano alla strumentazione, ai mezzi tecnici, appunto, perché riescano a seguirla, a “prenderla” e renderla com’è, a “contenerla”, ad essere alla sua altezza “naturale”... ...Personalmente, riassumerei il tutto nel fatto che Mina e' una che canta e basta. Non c'e' bisogno di "inciappinare" troppo , si fanno un paio di tracce dall'inizio alla fine e... via... tutto pronto, tutto fatto.
I.M. - .... e diciamo pure che la tecnica microfonica di Mina sarebbe da documentare e tenere a imperitura memoria. La sua padronanza deriva appunto, come dici anche tu Lele, da decine di dischi incisi quando ancora non esistevano i registratori multitraccia e tutte le variazioni di dinamica andavano fatte alla sorgente...

L.C. - Paolo, a te la parola... “Mina e il microfono”...
P.C. - Anch’io , come Marti, me la ricordo sempre fedele al suo microfono , un "Neumann U47 fet" contraddistinto da un segno da lei fatto con smalto per unghie per distinguerlo da un altro uguale che aveva in sala. Un giorno sono riuscito a convincerla a provare un altro microfono (piu' "moderno" del suo vecchio Neumann) ed effettuare delle comparazioni ... Anche se le caratteristiche puramente tecniche di questo microfono potevano essere oggettivamente superiori al suo preferito, non c'era nulla da fare : la sua voce suonava meglio con l'altro più “naturale”. Lei se ne accorse subito senza alcun dubbio...ma questo era scontato.

L.C. - Le difficoltà e la facilità del lavorare con Mina.
M.J.R. - Per me, difficoltà non ce n'erano, tranne il dover essere velocissima in uno studio che conoscevo appena. Per fortuna avevo un bravissimo assistente. Era un piacere enorme lavorare con una persona così musicale, così serena nel prendere le decisioni artistiche. Avevo più difficoltà a sentirmi utile come fonico di missaggio con gli arrangiamenti di Massimiliano, i quali erano talmente completi quando arrivavo io, che facevo fatica a capire come intervenire. Poi una strada si trovava sempre.

L.C. - E per te, Ignazio?
I.M. - ...no, non parlerei di difficoltà... non ci sono difficolta di sorta, direi. All'inizio ci ho messo un po’‚ a memorizzare alcuni automatismi e modalita' di lavoro... ... ma è una cosa abbastanza normale quando sei l'ultimo arrivato all'interno del gruppo di lavoro ben affiatato e ti trovi a lavorare in uno studio che non conosci.

L.C. - Paolo, difficoltà eventuali...
P.C. - ...nemmeno io parlerei di “difficoltà”... confermo soltanto che ritengo necessario quanto ho già detto... e cioè che anche con Mina - come in ogni situazione di lavoro, del resto - è bene acquistare al più presto velocita' e sicurezza, non perdere tempo in cose tecniche prevenendo ogni necessità con un bel po’ di organizzazione a monte... lei è velocissima, in tutto, e quindi anche chi collabora con lei deve velocizzarsi...

L.C. - Siamo alla domanda del sottofinale, ragazzi. Cos’è che vorreste da un vostro prossimo lavoro con Mina?
M.J.R. - ...Mi piacerebbe semplicemente rilavorare insieme. Anzi, mi piacerebbe lavorare su un disco prodotto da lei. Credo imparerei moltissimo.
I.M. - ???????????????????..... non saprei... qualsiasi cosa arrivi. Lei ne ha una scorta inesauribile.

L.C. - Paolo e Massimo, a voi... ...cosa vorreste da un vostro prossimo lavoro con Mina?
P.C. - Lavorare per e con lei e' stato un grande onore e una grande soddisfazione. E farlo di nuovo, quindi, lo sarebbe ancora... Cosa chiedere di più?
M.B. - ....a me piacerebbe ripercorrere qualsiasi esperienza gia' avuta in passato , quindi dal tecnico puro e proprio a musicista , corista , arrangiatore o autore...

L.C. - ...Eccoci qua. Finale: qualcosa che vorreste aggiungere personalmente.
M.B. - Vado io prima di commuovermi?.......

L.C. - Massimo, vacci piano con la commozione, sennò finiamo tutti a mo’ di “Lacreme napulitane”...
M.B. - Bene. Mina ha lasciato dentro me un ricordo indelebile insieme al periodo che ho vissuto a Lugano e a tutte le persone e gli amici che sento ancora vicino a me. E' la mia piccola epoca d'oro.
M.J.R. - Massimo, vuoi farci piangere?... bene, allora in conclusione fredderò io l’emozione con un po’ di sintesi : Ciao, Mina!

L.C. - Il signor Paolo Cingolani e la sua riservatezza sono desiderati al telefono....
P.C. - ...Ci sono, ci sono... vi ascolto, ci sono, e sono attento... Cosa voglio aggiungere? Anch’io solo un saluto... a te, a tutti voi, a Massimiliano e alla sua grande mamma...

L.C. - Ignazio, a te: qualcosa che vuoi aggiungere personalmente...
I.M. - Ho sempre creduto di essere un tipo fortunato... ...ma la possibilità di lavorare con Mina e la sua squadra è una tale crescita continua, di un livello e di una piacevolezza insperata che... è una situazione in cui si sta da dio... ...insomma, va oltre la fortuna che gia' credevo di avere... con questa opportunità, come fortunato, mi sono superato alla grande.

Seguono i “ciao”, i “vediamoci presto”, i “dai, facciamo di nuovo qualcosa insieme”. E va da sé... sottinteso, ma anche espresso, “naturalmente, magari con Mina!”.

                                                                                                                                  ©
Lele Cerri



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