Carlo Alberto Rossi

9 luglio 2003

Carlo Alberto Rossi e l’inevitabilità di una vita di musica. E di musica bellissima. “Ma se non ci fossero stati gli studi classici, la mia musica, probabilmente, non sarebbe venuta fuori allo stesso modo”, precisa lo studente del Berchet che è ancora in lui, con la pignoleria, di cui sotto sotto va fiero, tipica di un nato sotto il segno della Vergine.
Carlo Alberto Rossi e l’inevitabilità di una vita di musica. E di musica bellissima. “Ma se non ci fossero stati gli studi classici, la mia musica, probabilmente, non sarebbe venuta fuori allo stesso modo”, precisa lo studente del Berchet che è ancora in lui, con la pignoleria, di cui sotto sotto va fiero, tipica di un nato sotto il segno della Vergine. “Ma ho molto cara anche la vena di follia che mi viene dal mio ascendente in Sagittario, le sono grato”, si affretta ad aggiungere. “Sai, sono di Rimini come Fellini”, dice orgoglioso, felice come un bambino, come se avesse ancora bisogno di rassicurarsi. Lui! , che già da bambino, a sette anni, macinava musica, anzi, meglio, già “la accarezzava”. Lui, che è tra i più grandi, originali, completi, poliedrici, riconoscibili autori di temi musicali sempre sorprendenti. Un compositore solido e di successo. Due aspetti raramente riscontrabili in uno stesso autore.
Per essere stato “un giovane musicista che non credeva molto nelle canzonette”, come ricorda quando parla dei suoi inizi di compositore, il Maestro Carlo Alberto Rossi ha dato alla canzone italiana una serie di brani incredibili, bellissimi, davvero straordinari anche per chi, nelle canzonette, avesse creduto ancor prima di cominciare a scriverne.
Carlo Alberto Rossi autore di altissima statura di oltre 700 titoli tra i quali “Amore baciami”, successo del 1947 da disco di platino, se già fosse esistito, e poi “Stradivarius”, “Mon pays”, “Acque amare”, “Conosci mia cugina”, “Trieste mia”, “’Na voce ‘na chitarra e ‘o poche ‘e luna”, “Nun è peccato”...
E Carlo Alberto Rossi e Mina . E “E se domani” e “Se tu non fossi qui”, “Quando vedrò”, “Che vale per me”. E , genialità , felicità, sbigottimento di un’Italia ancora pronta a sbigottirsi, gioire, meravigliarsi: “Le mille bolle blu”.
Sono a casa del Maestro, a Milano. Una casa in cui la presenza di targhe, trofei, premi, riconoscimenti esposti è, a dir poco, sorprendentemente esigua, vista la quantità di premi e riconoscimenti che Carlo Alberto Rossi ha ricevuto nel corso di una carriera iniziata e articolatasi in anni strepitosi per la musica italiana. Il Maestro è cordialmente felice all’ idea di parlare di Mina, dei loro lavori assieme. Non vorrei trascurare un solo dettaglio. Così, mi ricordo quello che diceva la Strega Buona del “Mago di Oz” a Dorothy: “...per cominciare, è sempre bene partire dall’inizio”.

L.C. - Maestro, Sanremo 1961, Mina, già la più amata da ogni italiano di ogni età, sprizzante acerbità elettrizzanti, “zebra a pois” da gran premio, non da piazzamento ma da primo posto assoluto come Ribot. I bookmakers non avrebbero mai accettato puntate su di lei tanto era scontato che avrebbe vinto... una canzone folle, geniale quanto la sua interprete... E invece... ... “Le mille bolle blu”...
C.A.R. - Ma Mina quel festival l’ha stravinto!... “Le mille bolle blu” era canticchiata da ogni italiano di ogni età, ovunque... E anche all’ estero, sai?

Già. prese persino il posto della poesia da recitare in piedi sulla sedia al dì di festa... E quel “BLLLLLLLLLLLLLLLLL....” con quel gioco di dita sulle labbra che fece scandalo!... Ma come andò?... Mina era già una beniamina assoluta del pubblico... reginetta del juke box, urlatrice con già qualche buona prova melodica come con “Il cielo in una stanza”... e quell’anno, a Sanremo, avrebbe dovuto vincere....
Cominciamo dall’ inizio davvero, allora... Mina era ancora molto legata al genere col quale si era presentata, era una patita del rock, come tutti quelli della sua generazione. Non tendeva ancora a portare le note, privilegiava le soluzioni ritmiche, erano “quelle” che la divertivano maggiormente....

“Neh suuno, ti giuro neh su uno...”
Sì, precisamente, si era inventata quella sua specie di sleng, quei suoni che le servivano ad accentare, a “ritmare”, sia pure ingenuamente, d’ istinto, ma con fantasia...

Senonché....
....Senonché, Ravera mi chiamó per dirmi che occorreva un pezzo per Sanremo per Mina... Pensai subito che ci voleva un’idea... Non avrebbe potuto essere un brano convenzionale... Io Mina l’avevo incontrata che si chiamava ancora Baby Gate... in una sala - un po’ una sala prove e un po’ una specie di magazzino - dove mi aveva accompagnato il suo impresario di allora, Matalon, che mi aveva detto “vieni, voglio farti conoscer una nuova cantante con dei numeri, si chiama Mazzini, è di Cremona...”... e mi aveva portato in una sorta di deposito, mi sembra fosse dalle parti di Via Papiniano o non so dove... era pieno di mobili, strumenti musicali... e più importante ancora, c’era un grande specchio... dico “più importante” perché a quello specchio, non solo Mina, ma anche Celentano, andavano a cantare guardandosi nelle mosse che facevano, come per controllare, quasi, come per mettere a punto quelli che sarebbero stati i loro movimenti scenici... pensa che cosa non ha visto nascere quello specchio lì, in quel magazzino...

Beh, non male come magazzino, come deposito... direi quasi la grotta di Alì Babà... apriti, sesamo!
E’ curioso, i depositi, i magazzini, ricorrono positivamente nella mia vita. In un altro magazzino ho mosso, se non i primi, i quasi primi passi da musicista... Proprio in un magazzino ho fatto i primi tentativi per uscire dai “binari” del musicista pianista... facevo il liceo, al Berchet di Milano, e mi misi in testa di mettere su un duo pianistico... io e il mio amico Pier Emilio Bassi... Il problema, però, era che dovevamo provare.. ...e non sapevamo davvero dove trovarli due pianoforti accoppiati messi nella situazione di coda contro coda... E , per nostra fortuna, all’epoca c’era, in via Fulcorina, un “altro” magazzino, proprio un deposito di pianoforti... Ma non avevamo certo i soldi per pagare i noleggi! E così organizzammo di nasconderci nel magazzino aspettando che il proprietario uscisse per andare a mangiare... calcolavamo che avremmo avuto un’ora e mezza, due ore di tempo per suonare prima che tornasse.... E così facemmo. Solo che un giorno successe che lui tornó in anticipo... Noi ci eravamo nascosti sotto i pianoforti... ma come succede quando sei in una situazione così “costretta”, a me scappò da starnutire, il mio amico si mise a ridere e... dovemmo ucire allo scoperto e confessare... Lui, il proprietario, ci ospitò, e noi fondammo il duo “Bassi-Rossi” e cominciammo ad esibirci in concerti “pro cassa scolastica”...

Del Berchet...
Sì... sono molto legato al ricordo del mio liceo... Sai che tempo fa mi hanno dedicato una serata?... e io l’ho dedicata a loro, naturalmente, nella palestra del Berchet... E doveva essere riservata agli studenti dei miei anni, ma venne pubblicata la notizia sul Corriere della Sera e la palestra si riempì. Fu bellissimo... vedi, i depositi?... ...Eh sì.. Ma adesso il problema era cosa scrivere per quella ragazza che avevo visto agitarsi in quel modo in quel deposito dove mi aveva accompagnato Matalon... era una ragazza già donna, in un certo modo, ma che cantava ancora con atteggiamenti e spirito da ragazza, insomma... E quando Matalon mi disse che sarebbe andata a Sanremo e che le occorreva una canzone, cominciai a studiarla. Pensavo a come si muoveva... alla ragazza che in lei ancora prevaleva... Che scrivere? La canzone è un vestito. Se tu “vesti male” una cantante, se cioè le dài una canzone non adatta, non le fai un favore. Quindi, dovevo tenere presente il suo gusto per il ritmo, il suo scalpitare, il suo “neh.suuno”, il suo sleng... quindi, cosa potevo fare?
E così, inventai “Le mille bolle blu”, un divertissement.

Scritta apposta per lei...
Sì, per lei. Ma c’era un problema: quelle note a raffica all’inizio, quel “taratatàn...” prima di “le mille bolle blu”.. che erano una cosa nuova, ma difficile davvero da risolvere... così come era difficile definire “canzone” un pezzo così. E lì mi è stato d’aiuto Pallavicini.

Non avete proprio mai pensato di mettere le parole su quel “taratatàn”...
No, mai. Fu risolto con il “Blllllll...”.

E come nacque quel “blllll...” che, accompagnato dal gesto delle dita sulle labbra, oltre a fare scandalo fece anche epoca...?
Lei, lei. Lo inventò lei. Venne fuori a lei, alla seconda prova.

A sorpresa?
Sì. E il bello fu che mi chiese anche se non avevo niente in contrario, se non mi dispiaceva!
Ma il problema, al tempo della scrittura del brano era che, conoscendo la potenza della sua voce, nell’ inciso dovevo trovare il modo di farla esplodere... e difatti... “vedo - te!” (accenna cantando) con salto d’ottava sul “te”!, e anche per “e folli immagini - giungono!”... Difficile, sai... no? E, così come l’avevo fatta cantare nella strofa in quei “tu -non- ci cre-de-rai / ma vedo / le mil-le -bol-le-blu”, lì, nell’inciso dovevo e ho voluto farla esplodere, far capire, e confermare a chi già l’avevo capito, che tipo di cantante aveva davanti. Ed è una canzone difficile da immaginare. E anch’io sono sinceramente molto fiero di quella canzone. Che ha avuto più di duecento registrazioni, nel mondo. Amata in modo speciale dagli arrangiatori anche con quel problema lì dei “taratatàn” risolti da Mina con i “bllllll”. E come li risolvevi, arrangiando? li davi ai violini?... alle trombe?... ai tromboni’?.... ...come lo risolvevi il problema? ...tutti hanno tentato in vari modi... finché poi ha vinto il vibrafono, come soluzione.

Mina e “Le mille bolle blu”, però, furono, incomprensibilmente, le grandi sconfitte del Festival... sconfitte nel senso che non ebbero il primo posto...
Oggi sarebbero definite le vincitrici morali del festival... Assolutamente, sì. E anche allora lo furono. Da allora non c’è stata generazione che “Le mille bolle blu”, con quel “bllll” di Mina, non l’ abbia cantata. Devo anche dire che Pallavicini, già col titolo, aveva fatto un centro clamoroso.
Il fatto è che “Le mille bolle blu” era troppo “oltre”, troppo fuori, cadeva in un mercato che era impreparato a queste scoperte... il mercato seguiva, come sempre, dei filoni... Sai, che io ho il “provino” di Mina, piano e voce, delle “Mille bolle blu”? E’ una cosa straordinaria... spero di averlo trovato, che sia in una cassetta che ho cercato sapendo che venivi a trovarmi... non ne sono certo, ma forse è lì... se è lì, sentirai che cos’è di straordinario già il provino, quella prima prova dopo due soli ascolti del motivo e due prove al piano... aspetta che vado a prendertela... sentirai: inarrivabile!
(Il maestro torna con la cassetta, la facciamo scorrere su e giù, finché ecco un “arpe suonano” che ci dice che è quella del provino)...
Eccola, torniamo all’inizio del brano. Sentirai!...

(Mina canta accompagnata soltanto dal piano) E’ straordinario, dopo solo due prove!, ha già tutte le idee belle chiare su come cantarla!
Sì, eccezionale, eccezionale... senti!... senti com’è perfetta, intonata, da subito, su quella sua trovata “bllll...”, come fa uscire belle precise le note cantando due consonanti, senti la limpidezza, che suono!... con una “b” e una “l”, in quel “blllll”, senza quelle sue qualità ci sarebbe stato il rischio di sembrare un rubinetto.... senti come aveva già trovato tutte le intenzioni ironiche, le sfumature, il gioco, (l’’ascolto prosegue, siamo all’inciso) eccola che esplode, senti come sta perfettamente a suo agio su e giù per quelle note così vicine con finali di salti d’ottava!!... “dentro a me, le arpe suonano... amo-te!.. e folli immagini - giungono!”... incredibile, alla prima prova! ... Devi averla, te ne faccio una copia, te la regalo!....

Maestro, lei mi fa cadere in tentazione: quella di metterne, un giorno, un “pezzettino”, almeno una ventina di secondi, nel sito, come strenna...
Fanne l’ uso che ti pare. Io la do a te, tu puoi farne quel che vuoi. Se Mina vuole... Ecco, senti com’è già preciso, intonato, perfetto il glissato sul “blllll” finale.... “bblllllllllllllllllllllllllllllll........nel ciel!”...

(Il Maestro fa per premere lo stop ma sento arrivare altra musica che mi sembra di conoscere e lo prego di aspettare un momento)... Ma è la fantasia musicale di uno Studio Uno del ‘65 dedicata a lei!... Che bella, è la sua “Stradivarius”, era una mia passione da piccolo!
(Mina adesso sta cantando “Acque amare”) ...Come canta!... Senti come canta!... Straordinaria... E senti che bello l’arrangiamento!... Bruno Canfora!... è un po’ che non ci sentiamo, che belle cose che ha fatto, Bruno, voglio chiamarlo, uno di questi giorni.... (dalle casse ancora la voce di MIna che sta chiudendo sfumando “Acque amare”, il Maestro è entusiasta) .. senti, senti come “lascia”, qui.... (Mina sta cantando “Amore baciami”) .. senti come lo dice... non si può meglio di così... Tu puoi fargliela avere questa cassetta?... Magari, se le va, chissà, la diverte anche risentirsi... Ecco... ecco “’Na voce, ‘na chitarra”... senti, senti che leggerezza.... e la limpidezza, la pulizia assoluta.... (sta passando “Se tu non fossi qui”, il Maestro è incantato, continua ad annotare) “sentila!”, “!senti che brava! senti come distende le frasi!” (finché arriva “E se domani” e al ripasso della bellezza del brano e della genialità dell’interpretazione andiamo tutti e due in sullucchero. Il maestro sottolinea felice alcuni passaggi...) ... “il mondo inteiiiroouu”... hai sentito come ha cantato limpido quel “mon” di “mondo”?... e il suono che ha trovato per la parola “intero”?... (la “fantasia musicale” finisce) ... e senti che scroscio di applausi, senti, non finiscono più!... per lei non occorreva certo la scritta luminosa “applaudire” che c’era sparsa per gli studi... semmai ci sarebbe voluta quella “smettete”... Ti faccio una cassetta, devi averla... Grande Mina.. i grandi cantanti “escono dal disco”, la canzone che cantano “ha il loro marchio”... per il pubblico si innesca un meccanismo di richiamo incrociato, anche il solo titolo richiama il cantante e il nome del cantante evoca i suoi successi...

Soprattutto considerando che una volta una canzone era cantata da tutti i cantanti e non usciva come appannaggio esclusivo di un solo interprete...
Era più facile, allora, o più difficile, riuscire a fare il cantante?...
Ti dirò che io non ho mai favorito le ragazze introducendole alla professione di cantante, che è una professione balorda... mi sembrava di violentare la famiglia, incoraggiandole senza una ragione più che valida. E... quindi, i provini che io facevo erano “terribili”... Oggi, a distanza di tempo, ricordando, mi rendo conto che ero anche crudele... Ma hai idea di cosa avrebbe potuto essere il domani di qualche povera ignara illusa se io l’avessi incoraggiata?... Dunque, io avevo il Fonorama, Centro di Registrazione e Doppiaggio, articolato in tre studi: uno studio per cento elementi, uno studio per quaranta e uno studio per piccoli complessi... Quindi, nel grande studio, duecento e passa metri quadrati, c’era il pianoforte e, fuori, lo stuolo di cantanti che volevano fare il provino al Fonorama... E pensa cosa facevo... terribile... non facevo entrare nessuno ad assistere... soltanto una alla volta le provinande... che poi entravano con la musica che dovevano dare al pianista... E dopo che aveva dato la musica al pianista, ognuna si soffermava con lui, per quel conciliabolo... così... quasi per avere amicizia, all’idea di un riguardo speciale nell’accompagnamento... E io ero tremendo, a ripensarci.. le bloccavo, dicevo “No! Il maestro legge a prima vista, la tonalità è stabilita, non hai bisogno di dirgli niente...”.. e poi, ancora più tremendo, perché lo sai che i cantanti hanno bisogno di cantare vicino al pianoforte, per una questione di intonazione, no?... e io invece le mettevo in fondo alla sala, lontano, quasi perse nella parte opposta al pianoforte... e incalzavo... “Come ti chiami? Luigia Merletti? Bene, registriamo!... ti annuncio...”. E con un tono terribile e canzonatorio, annunciavo: “Abbiamo tra noi la grande - cantante - Luigia -Merletti!”.... E molte si mettevano a piangere... e allora le prendevo da parte, addolcito, e dicevo loro “vedi, non hai il temperamento per resistere a cose come questa che è solo un pallido esempio di cosa dovrai aspettarti”.. Lo so, ero tremendo...

Salvando anche un po’ di persone, però.
Ma sì, come no! Quando feci la stessa cosa a una certa Nicoletta Strambelli, sì e no diciassettenne, lei se ne “infischiò” beatamente , tirò diritto, e cantò subito... come anche Mia Martini... La Nicoletta la presi sotto contratto per la mia casa discografica, la “juke-box”, ma non riuscii a farla entrare in RAI, pensa. Allora c’erano i provini come unica condizione per ottenere una scrittura, e lei fu bocciata sia al provino Milanese che a quello fatto con un escamotage, poco tempo dopo, a Torino... e allora non ci rimase che rescindere il contratto... dopo, lei andò a Roma e.... e Patty Pravo... Vedi come devono essere fatte le cantanti? E chi la fermava? Chi sarebbe riuscito a fermarla?.... Anche Mina, se per un qualche incomprensibile motivo non avesse avuto immediatamente il successo che ha avuto fin da subito, pensi che qualcuno o qualcosa avrebbe potuto dissuaderla dal continuare a divertirsi a cantare? E’ impensabile! C’era da aver paura solo a pensarlo. Mina ha sempre avuto una grande autorità. Pensa, ne hanno anche sempre parlato come di un sex symbol, una vamp.. . ma io mi ricordo che da ragazza era così imperiosa, così autorevole, che i ragazzi avevano un certo timore a “placcarla” come fanno i giovani con le ragazze, ad avvicinarlesi più di tanto... sì... incuteva timore.... faceva soggezione... anche senza che lo volesse, è chiaro! Ma è un rischio che possono correre le grandi, le regine di ogni genere...

Giorgio Bocca, in un bellissimo articolo del dicembre 1960, quindi pochi mesi prima del vostro Sanremo, un articolo a dir poco profetico, annuncia, ipotizzandolo, tutto il futuro di Mina. Le consiglia di lasciare i panni della ragazza rockettara divertita e attaccata alla sua provincia e di accettare la realtà di essere la più grande “soubrette” del dopoguerra, la portatrice di qualcosa di straordinario. E dice già allora “Mina è un motore, un sangue forte al quale gli altri si aggrappano per trarne forza vitale”
Sì, sì... Anche se inspiegabilmente, quell’anno, a Sanremo, la stampa le si rivoltò contro.... Non l’ho mai capito, il perché.

Forse perché potrebbe sembrare che in un certo modo avesse dato retta a Bocca? Mina arrivò a Sanremo nel ‘61 sicuramente più star dell’anno precedente.
Sì, certo, ma quella era una scelta dell’impresario. Lei si faceva guidare e consigliare. Ed evidentemente la linea propostale le sarà sembrata in tono con i passi in avanti che lei aveva fatto musicalmente.

Le sue continue, rapidissime evoluzioni?
Ma certo!... hai sentito, nel provino, con che rapidità aveva fatto immediatamente suoi i segreti de “Le mille bolle blu”? Come faceva a non rendersi conto di avere quel talento, quella velocità nell’assimilare, imparare e, quindi, anche nell’ evolversi?... in tutto, anche come personaggio.

Così, forse, alla Stampa, quell’anno, poté sembrare che Mina, un po’ più divina, più giovane donna sofisticata che “ragazza zazzeruta” avrebbe potuto sfuggir loro di mano?
Probabilmente sì,... andò così... può essere stato così... Non c’erano ragioni per l’atteggiamento della stampa... anche se, va bene, “Le mille bolle blu” era veramente un pezzo troppo fuori... non era nemmeno ballabile!... un tango rock!.. due matti.. io e Mina!

Mina si divertì, poi, a ripescare e premiare canzoni punite a Sanremo... Lei ne sa qualcosa, maestro...
Ne so qualcosa in tutti i sensi. Non solo perché riscattò da bocciature sanremesi canzoni come “E se domani”, “Se tu non fossi qui”, “Che vale per me”, tutte e tre mie, ma anche perché io a Sanremo, eliminato lo sono stato sempre. Ormai mi ci divertivo come un matto a essere “bocciato”. Ci andavo quasi per vedere quanti voti in meno dell’anno precedente avrebbero avuto le mie canzoni. Era una specie di scommessa al “ciapa no” come dicono a Milano...

Tanto, lei, cosa aveva scritto lo sapeva benissimo...
E che dovevo fare? Tenerle a casa, le canzoni? Ma no!.... C’era poco da fare!... io, tanto, le scrivevo, era inevitabile... per cui... à la guerre comme à la guerre!... E poi, dopo la puntuale eliminazione prima della finale, tutte diventavano successi...

“Se tu non fossi qui”, ma soprattutto “E se domani”!... che io considero il primissimo esempio di brano con un testo moderno... Con quel testo Calabrese inaugurò, assolutamente prima di ogni altro, un nuovo linguaggio... quotidiano e di qualità... pieno di quella fluidità, di quell’aria, nei termini, che serve alla musica.
Certo, Giorgio è grande.

Anche quel “e sottolineo se” che, devo dire, prima che lo cantasse Mina mi era sembrato un ostacolo spaventoso, è un giro di boa, inizia un nuovo percorso del comporre versi. Non a caso, “E se domani” rimase prima in classifica col 45 giri per mesi e mesi e tra le prime posizioni per quasi un anno... E c’era, come facciata “B”, “Un anno d’amore”... E questo dopo che “E se domani” era stata fuori per molto tempo soltanto nel 33 giri.
Beh! Che lussi potevamo permetterci, allora! Due hit nello stesso disco! E sai, il 45 fu fatto soltanto molto più tardi del long-playing perché il 33 continuava a vendere moltissimo; e in gran parte per “E se domani”, devo dire... Di un altro brano, molto bello, “Quando vedrò” che lei faceva benissimo, da brividi, non capisco perché non abbiano deciso il lancio come singolo... non hanno mai deciso di lanciarlo. Strano... secondo me avrebbe funzionato molto bene.

Ricordo la fragorosità di “E se domani”, “sparata” in una scena centrale di “Vaghe stelle dell’orsa” di Luchino Visconti. Certo che Mina la vendicò ben bene, quella canzone!...
E’ una storia strana quella di Mina e “E se domani”. Pensa che lei non voleva farla uscire. Non è vero che non le piacesse, come ogni tanto qualcuno ha detto dando un altro significato alla cosa. Le piaceva eccome! Però, per un qualche motivo che non ha mai saputo spiegarsi, né spiegarmi, per un misterioso senso di chissà cosa che poi, qualunque fosse, si è rivelato ingiustificato, non voleva farla uscire in disco. Non è mai esistito un motivo “dichiarato” per cui non volesse fare “E se domani”. “E se domani” uscì perché in quel bellissimo long-playing del 1964 col quale vinse un sacco di premi, le mancava una canzone... e alla fine decise di inserirci “E se domani”. Beh, non ebbe poi di sicuro da pentirsene...

Anche quello inciso lì da lei, alla Fonorama, con alla console Mario Carulli.
Ma sì! Mario Carulli!.... Il grande Mario Carulli!... L’ho scoperto io, sai?!... la sua è una storia di un talento vero!... Lui era un ragazzone che lavorava da me come fattorino!.. veniva dalla Calabria, da Palazzo San Gervaso... un ragazzone enorme, un bravissimo ragazzo... Quando io costruii il Fonorama, in via Barletta vicino a Ripamonti, lui era fattorino mio in ufficio in Galleria Del Corso... ma ogni volta che andava in Fonorama, al centro di registrazione, oh!, non tornava più indietro... Tant’è che in una bacheca nell’atrio della Fonorama, feci mettere un cartello con su scritto qualcosa come “Il Signor Mario Carulli ha le funzioni di fattorino, non gli è permesso entrare nelle regie se non chiamato appositamente”... Però, a quelli delle regie dissi, segretamente, “Se Mario chiede qualche notizia, dategliela”. Mentre lo controllavo, mentre ufficialmente lo ostacolavo, facevo in modo che alle console ci arrivasse... ...mi dicevo che se aveva stoffa, se aveva quella luce speciale, come io sospettavo, prima o poi sarebbe venuta fuori. E venne fuori.

E diventò il tecnico di Mina.
Sì. Ah, ho dimenticato di dire che Mina, quando incise “E se domani” - io ero là, non presente in sala perché mi sarei sentito incombente, ma ero là perché era il mio stabilimento - ti posso assicurare che lei, E se domani, la cantò solo una volta... non ha ripetuto niente... incredibile... cantò solo esattamente quello che conosciamo tutti dal disco. E alla fine, incise con un coltello il titolo su un mio tavolo preziosissimo, e con una biro ripassò il cuore dell’incisione. E poi, ti dirò un’altra cosa... lei ha reinciso, nel tempo, molti suoi pezzi di successo... ma non “E se domani”. Non l’ha mai più ricantata con un altro arrangiamento. Proprio strano il suo rapporto con quel brano.

Pensandoci, sotto sotto, anch’io credo che lei e il brano, così come sono in quell’incisione, siano, in un tutt’uno, un’icona che deve restare tale. Credo che sia più possibile inventare un nuovo tipo di ruota che non un’altra versione di “E se domani” altrettanto conclusa.
Probabilmente sì, forse anche Mina la sentirà così, chissà...

Lei ha un amore particolare, per quel brano, Maestro?
Sai, io non mi sono mai messo a scrivere dicendomi che dovevo scrivere un brano. Le canzoni sono sempre il frutto di qualcosa. E come tali si amano. Sono stati d’animo, legati a episodi, a storie, a momenti. Si vive... poi, a un certo punto, la vena si è riempita di cose vissute e comincia a pulsare. Anche per “E se domani” è andata così. Un giorno che evidentemente mi sentivo di mettermi lì a riflettere su qualcosa, chiamai proprio Mario Carulli e lo feci venire in Fonorama, nel salone grande; mi feci aprire l’organo - era un sabato pomeriggio, mi ricordo, alle due e mezzo - mi feci mettere un microfono per la voce, visto che l’organo incide in diretta, mi feci mettere su una pizza a bassissima velocità, prova di registrazione, mi feci lasciare solo e mi ritrovai lì, da solo... senza nemmeno avere bene idea perché... ma c’era il nastro che andava... e improvvisamente... mi venne fuori “E se domani... e se domani.... non la rivedrò....” ...e via, di filato, poi, tutto il motivo... E poi, chiamai subito Calabrese, e successe quel che successe...
Eh sì... “E se domani” è un caso a parte. Sai, la canzone, come ogni tipo di musica, ha una sua ortografia, una sua sintassi... la strofa, il ritornello.. che si chiama così perché le note del tema “ritornano”... E poi ci sono vari tipi di struttura di canzoni.. c’è “A-B-C-B” come “lasciamoci così senza rancore / il mio cuore / vuol così”, eccetera, con tanto di inciso e riprese, ritorni, dopo.... e altri schemi, come quelli in sedici e sedici.. e via e via... “E se domani” non ha niente, non ha schemi, non ha inciso, il tema non si ripete... nasce così... chissà perché? come?... meno male che io stavo incidendo, altrimenti, probabilmente, l’avrei persa... E nasce così...: “E se domani, e se domani, non la rivedrò”... è nata così...

Un capitolo a parte, decisamente, nuovo, anche proprio per questa asimmetria, cui fa riscontro un testo che è una rivoluzione linguistica. Nato con la spontaneità dei capolavori.
...senza premeditazione. Se premeditassi non sarei più io... Certo, dopo l’ispirazione, poi, c’è l’ elaborazione... ma l’idea è, deve essere, spontanea. E pensa che io l’ho messa fuori dopo due anni che l’avevo composta.. decisi di farla uscire quando un musicista, ascoltandola, esaltò proprio questa sua asimmetria, che la rendeva unica, ben distinguibile... adesso si usa scrivere asimmetrici, con testi fin troppo lunghi, che addirittura non finiscono più... Ma allora... E se Mina la reincidesse...

Mettiamo il caso che Mina la reincidesse...
Ne farebbe un altro capolavoro. Anzi, cresciuta com’è, ci sarebbe il rischio che fosse anche più bella dell’altra versione.

Maestro, abbiamo “sforato” di circa due ore. I signori dell’appuntamento che ha rimandato di un’ora staranno aspettando che li chiami.
...evidentemente ci è volato anche l’orologio, non soltanto il tempo... ma siamo stati benissimo, no?... abbiamo ascoltato un sacco di musica, Mina, abbiamo parlato di un sacco di cose delle quali mi ha fatto piacere parlare... Richiamami quando vuoi. E dai un abbraccio da parte mia a Mina.

                                                                                                                                ©
Lele Cerri



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